Operatori media: dal 2025 si lavora solo se tesserati Fci
Si è mai visto un fotografo o cineoperatore impegnato a seguire una partita di calcio costretto ad esibire la tessera della Figc per poter svolgere il proprio lavoro? Un fotografo o un cineoperatore impegnato in una gara di sci dover mostrare la tessera della Fisi? La Federciclismo è un passo avanti rispetto a tutte le altre federazioni, perché questo obbligo lo ha imposto, andando a calpestare l'autonomia dei diretti interessati, costretti a tesserarsi con una delle società affiliate alla Fci.
Una norma che, come unico risultato, può produrre solo un danno alla Federciclismo stessa. In tal modo la Fci non agevola certo gli operatori media, che con il proprio lavoro, come naturale risultato, garantiscono visibilità al movimento. Ma i ragionamenti da fare sono molteplici.
La richiesta di tesseramento, necessaria a partire dal 2025, è accompagnata dall’obbligo di sostenere un corso di formazione sulla sicurezza. In questa proposta, al contrario, non vi è nulla di scandaloso, riconoscendo che si tratta di un aspetto fondamentale sui campi di gara. Poi non si capisce perché, stando a quanto ci è dato di capire, la norma verrà applicata alle sole corse su strada.
Di seguito riportiamo quanto scritto nel comunicato n. 2 del 23 gennaio 2025 della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza, in merito alla programmazione del corso poi svoltosi a inizio febbraio (in settimana ne è stato svolto un altro, il prossimo sarà a fine mese). Questo il passaggio saliente: «Corso rivolto a tutti gli Operatori Media (OPM) che svolgono funzioni all’interno di tutte le corse, solo su strada, come trasportato su moto (Cineoperatori, Fotografi e Radio Cronaca) e/o appiedati in zona partenza e arrivo (nell’area perimetrata e transennata). Si ricorda che gli Operatori Media (OPM) sono figure che devono essere tesserate per tramite di una Società affiliata Fci a partire dal 2025».
Di seguito rimandiamo anche all’ultimo comunicato emesso dalla Federciclismo, in data 18 febbraio 2025, nel quale al punto 1 si fa nuovamente riferimento all’obbligo di tesseramento per gli operatori media: leggi il comunicato.
Il corso ha chiaramente un costo (30 euro), così come il tesseramento (60 euro per gli operatori media). Non ci si fermi però agli aspetti economici, piuttosto che numerici (in tema di tesseramenti), l’ultimo dei motivi che potrebbe spingere una federazione in salute a studiare una norma come questa per ottenere dei risultati in tal senso. Non sia mai.
Così anche fosse, i problemi sono di ben altra natura: non si può, in alcun modo, obbligare un operatore media, generalmente iscritto a un albo professionale (quello dei giornalisti), a tesserarsi con un club piuttosto che con un altro. Una richiesta che rappresenta una violazione di ogni regola deontologica dell’ordine professionale sopraccitato.
Capitolo 2. Si faccia pure il corso, si accetti pure (contrariamente alla propria volontà, ma per poter continuare a fare il proprio lavoro) di tesserarsi con una società affiliata alla Federciclismo. Sarà poi il presidente della relativa società a rispondere in caso di responsabilità dell’operatore media in caso di incidente? L’eventuale multa verrebbe chiaramente recapitata alla società del tesserato in questione, mentre a fungere da “poliziotto” in corsa sarebbe il direttore di gara, chiamato a verificare il possesso delle credenziali dei vari operatori media, spesso poi costretti a farsi spazio in zona arrivo tra direttori sportivi e accompagnatori (nelle corse minori pure genitori e familiari vari), impegnati a riprendere le fasi conclusive della gara con i personali smartphone. Che sia questo, invece, uno dei problemi da affrontare?
Altra considerazione: un fotografo (o cineoperatore) che lavora per una testata giornalistica, che non segue le gare ciclistiche per tutto il corso della stagione, ma che saltuariamente viene inviato a fotografare o riprendere una corsa ciclistica, se privo di attestato del corso e del tesseramento non potrà dunque svolgere il proprio lavoro? E quale sarebbe il risultato? Un danno enorme per la visibilità del movimento: più che una ragionevole proposta per risolvere il problema della sicurezza (affrontato con l’obbligo di frequenza del corso) pare una norma ostativa nei confronti delle testate giornalistiche, che dovrebbero invece essere facilitate e agevolate a svolgere il loro lavoro. In sicurezza, certo, aspetto indiscutibilmente centrale.
Si rilegga tutto attentamente e si provi a riformulare la proposta. Pensando alla sicurezza, di primaria importanza, ma pure al bene del ciclismo, già sufficientemente in crisi. Favorevolissimi al corso, che potrebbe pure essere inserito nel paniere dei corsi di formazione che l’ordine dei giornalisti organizza annualmente per i propri iscritti. L’obbligo di tesseramento, però, è fuori da ogni logica.
Domani inizia la stagione del ciclismo dilettantistico con la Coppa San Geo e la Firenze-Empoli: staremo a vedere, nella viva speranza che si faccia un passo indietro. Per il bene di questo sport.
Nelle ultime ore non sono mancate le osservazioni e le rimostranze da parte degli operatori media interessati dalle nuove norme: se ne parlerà, quanto meno questo è l’auspicio, durante in consiglio federale in programma domani. In attesa di conoscere i relativi sviluppi.