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Under 23/Elite

Dalla clavicola rotta alla maglia verde: il "colosso" è tornato

Il soprannome "colosso", a Thomas Capra, calza a pennello. Gli amici lo hanno battezzato e lo chiamano così per una struttura fisica fuori dal comune, ma anche per quel carattere forte che da sempre accompagna il valsuganotto. Uno che, quando c’è da stringere i denti, non si tira indietro.

Thomas Capra al Tour de l'Avenir con la maglia verde (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
Thomas Capra al Tour de l'Avenir con la maglia verde (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)

Il classe 2005 di Carzano, che vanta un feeling particolare con la vittoria fin da giovanissimo, aveva iniziato la stagione con aspettative importanti. Doveva essere l'anno della svolta, quello nel quale dimostrare di essere pronto per il salto nel professionismo. Poi, a fine marzo, una caduta e la frattura della clavicola sembravano aver rimesso tutto in discussione.
Il colosso, però, non ha mollato la presa, anche quando la testa faticava a sostenere il suo imponente fisico. Il ventuenne corridore trentino è tornato protagonista proprio sul palcoscenico più importante per un under 23, il Tour de l’Avenir, ovvero il Tour de France dei giovani, dove ha conquistato la maglia verde della classifica a punti. Due secondi posti e un quinto posto di tappa hanno certificato il ritorno ad alto livello del corridore della Bahrain-Victorious Development.
E adesso il professionismo è sempre più vicino. L'obiettivo è il 2027 e, secondo il procuratore Maurizio Fondriest, le possibilità non mancano: «Stiamo parlando con alcune squadre World Tour. Il momento non è facile, ma Thomas ha tutte le caratteristiche per costruirsi una carriera tra i professionisti».

Thomas Capra in maglia verde con il presidente della Federciclismo Dagnoni
Thomas Capra in maglia verde con il presidente della Federciclismo Dagnoni

Del resto, il talento Capra lo aveva già fatto vedere da giovanissimo. Nel 2022, a soli 17 anni e alla prima esperienza con la maglia azzurra, aveva conquistato la Gent-Wevelgem juniores, imponendosi in una delle classiche più prestigiose del calendario internazionale giovanile. Un successo che si aggiungeva a una lunga serie di risultati ottenuti nelle categorie precedenti: in quell'occasione, Capra fu chiamato all'ultimo a sostituire un compagno di nazionale. E vinse.
Quella vittoria sembrava il preludio di un percorso lineare. La stagione appena trascorsa, invece, gli ha insegnato soprattutto quanto possa essere complicato arrivare dove si vuole.
Thomas, come era iniziato il tuo 2026?
«Avevo cominciato prestissimo. A gennaio ho debuttato in Spagna con i professionisti e non mi era mai capitato di partire così presto con la stagione. Poi sono arrivate alcune gare in Belgio, sia con i professionisti sia con gli Under 23. Alla Popolarissima ho fatto secondo e sentivo che la condizione stava crescendo. Avevo la sensazione che potesse essere l'anno giusto».
Poi, però, è arrivato l'incidente.
«Sì, proprio nel momento in cui stavo bene e aspettavo la prima vittoria. Ero secondo, a circa 200 metri dal traguardo, alle spalle di un mio compagno. A un certo punto gli si è girato il manubrio, lui è caduto e sono finito a terra anch'io. È successo tutto in un attimo».
Una caduta che ha cambiato completamente il programma. Capra avrebbe dovuto affrontare il Gp Scheldeprijs con i professionisti, la Parigi-Roubaix Under 23 e il Tour de Bretagne, la corsa nella quale avrebbe poi trionfato l'altro trentino Alessio Magagnotti.
Il recupero è stato più complicato del previsto.
«Sono stato operato e, successivamente, ho avuto anche un problema renale. Sono dovuto restare una settimana in più in ospedale. Mentalmente è stata dura, perché vedevo sfumare tutto quello che avevo programmato. Sono rimasto un mese senza salire in bicicletta. Quando sono tornato a correre non stavo bene e facevo fatica a ritrovare le sensazioni che avevo prima».
Anche il Giro Next Gen è diventato un obiettivo impossibile.
«Una settimana prima della partenza mi hanno comunicato che non avrei potuto partecipare. È stato un colpo durissimo. In quel momento mi è sembrato che la stagione fosse finita».
Serviva una svolta, soprattutto mentale. E quella svolta è arrivata dopo il campionato italiano corso con i professionisti.

«Ho staccato per una settimana, poi ho ricominciato ad allenarmi pensando al Tour de l'Avenir. Ho deciso di giocarmi tutto lì. Sono andato all-in per provare a salvare una stagione che sembrava compromessa».

Thomas Capra in maglia verde a fianco di Lorenzo Finn, in maglia gialla di leader
Thomas Capra in maglia verde a fianco di Lorenzo Finn, in maglia gialla di leader

E in Francia hai trovato la risposta che cercavi.
«Sì. La maglia verde ha un significato enorme per me. Non ho vinto una tappa, ma ho conquistato due secondi posti e un quinto. Dopo tutto quello che era successo, sono risultati che valgono tantissimo. Adesso, però, mi manca ancora una cosa: vincere».
La maglia a punti ha regalato a Capra anche sensazioni mai provate prima.
«Correre con una maglia da difendere è qualcosa di speciale. C'era una tappa con 5.000 metri di dislivello e sapere di avere la maglia verde sulle spalle mi ha dato motivazioni incredibili: la vuoi difendere a tutti i costi. In certi momenti trovi energie che normalmente non pensi di avere».
Curiosamente, la possibilità di giocarsi la classifica a punti è arrivata quasi per caso.
«Inizialmente il mio ruolo doveva essere quello di aiutare un mio compagno nelle volate. Poi lui è stato costretto al ritiro. A quel punto ho avuto la possibilità di fare la mia corsa. Era l'occasione che aspettavo e sono riuscito a sfruttarla».
Adesso il calendario propone ancora due appuntamenti importanti.
«Prima il Giro del Friuli, poi il Giro di Slovacchia, una gara di categoria 2.1 nella quale ci sarà anche Magnier. Dovrò provare a fare come Magagnotti in Germania», dice sorridendo.
Nel frattempo, però, il risultato dell'Avenir ha cambiato anche le prospettive per il futuro.
«Sì, qualcosa si è mosso. Dopo la maglia verde ho ricevuto alcune offerte e ora dovrò valutare con attenzione. Il mio obiettivo è essere professionista nel 2027».
Prima, però, Capra ha ancora un conto aperto con questa stagione.
«Vorrei riuscire a vincere una corsa prima di chiudere l'anno».
Il grande sogno a lungo termine, invece?
«Vincere una classica in Belgio. La Gent-Wevelgem sarebbe il massimo. L'ho vinta da junior e sarebbe bellissimo riuscire a conquistarla un giorno anche tra i professionisti».
A 21 anni, dopo una stagione che sembrava essersi messa nel peggiore dei modi, Thomas Capra ha rimesso la propria carriera sui binari giusti. Il “colosso” di Carzano ha ritrovato gambe, fiducia e ambizioni. Ora davanti c'è il salto nel professionismo. E, magari, un'altra Gent-Wevelgem da mettere in bacheca. Quella dei grandi.

Autore
Luca Franchini
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