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Giulio Pellizzari, la speranza azzurra al Tour of the Alps

La scaramanzia lo tiene lontano da obiettivi dichiarati e da proclami roboanti, ma che il Tour of the Alps non sia una corsa come le altre per Giulio Pellizzari lo si percepisce subito. A una settimana dal via dell’evento euro-regionale, in programma dal 20 al 24 aprile tra Tirolo, Alto Adige e Trentino, il 22enne marchigiano è in ritiro al Teide.

Giulio Pellizzari guiderà la Red Bull-Bora Hansgrohe al Tour of the Alps (foto Sprint Cycling)
Giulio Pellizzari guiderà la Red Bull-Bora Hansgrohe al Tour of the Alps (foto Sprint Cycling)

Una montagna che da tempo rappresenta un crocevia fondamentale per chi intende brillare quanto la strada sale. Pellizzari lo sa bene – e sa anche che il Tour of the Alps dirà molto delle sue ambizioni di classifica al Giro d'Italia, perché chi risponde presente sulle strade dell’Euregio ha solitamente le gambe per pensare in grande.
Dopo l’eccellente terzo posto finale alla Tirreno-Adriatico, Pellizzari non potrà più nascondersi. Su di lui puntano non solo la sua squadra, la RedBull-Bora-Hansgrohe, che lo ha investito dei gradi di capitano sia al #TotA che nella Corsa Rosa, ma anche i tifosi italiani, che dal ritiro di Vincenzo Nibali attendono un nuovo protagonista capace di entusiasmare nelle corse a tappe.
Lo ricorda anche l’albo d’oro del Tour of the Alps, dove l'Italia è ancora a secco. Per trovare l’ultima vittoria tricolore bisogna risalire al Giro del Trentino 2013. La firma – nemmeno a dirlo – quella dello ‘Squalo dello Stretto’, che poi vinse anche il Giro d’Italia. 
«Il mio desiderio è quello di andare molto bene e centrare un bel risultato. Sono molto scaramantico e non vi rivelo il mio obiettivo (sorride), ma ci tengo tanto», le prime parole di Pellizzari, che poi si lascia sfuggire: «Chi è stato l’ultimo italiano a vincere la classifica generale?».
Più di una dichiarazione di intenti, quella del ragazzo marchigiano. L’obiettivo è la Maglia Verde Melinda, il simbolo del primato. Lo dimostra anche la cura con cui ha studiato il percorso. «Mi sto documentando sull’arrivo di Val Martello e ho provato gli ultimi 70-80 chilometri della tappa regina, con arrivo a Trento. È molto impegnativa: le due salite lunghe della prima parte del percorso si faranno sentire nel finale, dove ci sono ascese più corte ma esplosive. Ma a quel punto anche una breve salita può fare selezione».

«Il Tour of the Alps è una corsa importante, con un livello sempre molto elevato, che ti dà le giuste risposte in vista del Giro d’Italia. Ci sono anche molto legato: nel 2023, in una delle mie prime corse tra i professionisti, la tappa di Predazzo mi ha fatto capire di essere un corridore. Ripensandoci ho anche buttato un’occasione per vincere, ma è stata una giornata fondamentale per la mia carriera: lì ho capito di avere un futuro nel ciclismo».
Al fianco di Pellizzari, la RedBull-Bora-Hansgrohe schiera al Tour of the Alps corridori di spessore come Giovanni Aleotti e Aleksandr Vlasov, oltre al campione del mondo under 23 Lorenzo Finn, su cui Pellizzari spende parole importanti: «È davvero forte, molto promettente. Gli auguro di fare quello che ho fatto io al primo Tour of the Alps – e anche meglio».
«Gli avversari? Sono tanti e tutti forti, da Storer che lo scorso anno è andato fortissimo a O’Connor che ha rischiato di vincere due anni fa, per non parlare di Derek Gee. Sarà un bel confronto, ma voglio farmi trovare pronto».
A Ben O’Connor e ai primi tre classificati dell’ultima edizione del Tour of the Alps – Michael Storer, Thymen Arensman e Derek Gee – potrebbe aggiungersi, tra i rivali di Pellizzari, anche un nuovo avversario: Egan Bernal. Il campione colombiano, che proprio sulle strade euro-regionali si è rivelato al grande pubblico prima di trionfare al Tour de France e al Giro d’Italia, deve ancora sciogliere la riserva sulla partecipazione. 
Un confronto tra grandi specialisti delle corse a tappe, al quale Pellizzari sente di essere pronto. «In inverno ho lavorato sulla forza per essere più esplosivo e sono migliorato. Nel ciclismo contemporaneo è necessario assorbire violenti cambi di ritmo per poter vincere le gare. E poi allenarmi al fianco di campioni come Roglic, Lipowitz, Evenepoel mi dà tantissimo ogni giorno. Capisco quanto mi manca per arrivare a quel livello. E quanto ti manca? Ancora qualcosina ma poco, devo fare l’ultimo step».
Senza proclami ma con ambizioni sempre più concrete, Giulio Pellizzari si presenta al Tour of the Alps per capire quanto è vicino al salto definitivo. Le risposte arriveranno dalla strada. Risposte che potrebbero dire molto anche sul futuro del ciclismo italiano.

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