Professionisti
mercoledì 25 settembre 2019
CICLISMO
Capitan Trentin, la serenità del leader
di Luca Franchini

Volto disteso, sorrisi e strette di mano. Di quelle forti, decise, tipiche di chi è determinato e sa cosa vuole.
È apparso così il Matteo Trentin visto a Torbole nel ritiro della nazionale italiana di ciclismo, quella che il trentenne di Borgo Valsugana si appresta a guidare domenica prossima, 29 settembre, ai Mondiali dello Yorkshire.
Il corridore di Borgo Valsugana è reduce dai successi conquistati al Tour of Britain (chiuso al 2° posto nella generale alle spalle del campione olandese Van Der Poel) e al Trofeo Matteotti (domenica scorsa).

Matteo Trentin a braccia alzate sul traguardo del Trofeo Matteotti
Matteo Trentin a braccia alzate sul traguardo del Trofeo Matteotti

Il commissario tecnico Davide Cassani ha assegnato a Trentin i gradi di capitano, con Sonny Colbrelli vice. Poi una serie di cartucce da sparare lungo gli interminabili 285 km della corsa iridata, ovvero Diego Ulissi, il 25enne di Livo Gianni Moscon, il vincitore del Giro delle Fiandre Alberto Bettiol e l’esperto Giovanni Visconti, spalleggiati dagli infaticabili Salvatore Puccio e Davide Cimolai.
Stasera, dopo un “lungo” di cinque ore, gli azzurri del commissario tecnico Davide Cassani lasceranno Torbole e si imbarcheranno sull’aereo per Leeds, pronti per la sfida iridata di domenica.

Foto di gruppo per gli azzurri all'Hotel Santa Lucia di Torbole
Foto di gruppo per gli azzurri all'Hotel Santa Lucia di Torbole

Pronto lo è, su tutti, Matteo Trentin, ben lontano dal sentire la pressione.
«La responsabilità non mi mette pressione, mi carica – racconta Trentin, che vincendo gli Europei del 2018 a Glasgow ha regalato la prima gioia da Ct a Cassani – Sono sereno, perché ho fatto tutto quello che dovevo fare. Vengo da un ottimo periodo, sto bene, corro con la maglia di una nazionale forte. Di una squadra vera, nel senso proprio del termine».

Cassani ha definito Matteo “leader e regista”, secondo a pochi nella capacità di leggere una corsa e cogliere l’attimo.
«Essere capitano della squadra è relativo – aggiunge Trentin – Ci sono anche Ulissi e Colbrelli che stanno bene e vanno forte, senza dimenticare gli altri. Si tratterà di sapersi muovere nel modo giusto e al momento giusto. Quello potrà fare la differenza e permetterci di farla».

La corsa sarà lunghissima, eterna, 285 km di fatica con 3800 metri di dislivello, probabilmente da coprire sotto la pioggia.
«Il meteo sarà una variabile non secondaria, perché il circuito finale di Harrogate (che i corridori copriranno sette volte, ndr) è molto tecnico. Rimarremo in sella per più di sette ore, probabilmente più che alla Milano-Sanremo. Una maratona che probabilmente si deciderà all’ultimo giro del circuito conclusivo. Dove? Magari sull’ultima rampa, magari nella parte più tecnica, dove sarà importante essere davanti. Anche 50 metri potranno fare la differenza. Questo intendo quando dico “muoversi nel modo giusto al momento giusto”».

Trentin è un leader consapevole, della sua forza e di quella della squadra, che lui stesso è pronto a dirigere e motivare. Un leader determinato. Un leader che sa trasmettere serenità, perché anche il Mondiale, pur con una maglia iridata in palio, è pur sempre una corsa.
«Lunga, massacrante, ma pur sempre una corsa – spiega Matteo – La sola vera differenza è che si gareggia con la maglia della propria nazione e non con quella del club. I corridori da battere, però, sono sempre gli stessi».

E domenica saranno tanti.
«Se penso ai possibili favoriti me ne vengono in mente almeno 10 o 12. Da Van Der Poel a Sagan, passando per Matthews, Van Avermaet e Alaphilippe, senza dimenticare Pogacar, Roglic, Fulgsang. Ogni volta che ci penso me ne viene in mente uno nuovo. Sarà uno dei Mondiali più incerti degli ultimi anni».

Nei 10 mettiamoci pure Trentin, che potrebbe vivere la giornata più importante della carriera.
«Se vinci lo può diventare, altrimenti può rimanere una giornata come un’altra – conclude Matteo – Il mio obiettivo? Migliorare il quarto posto di Bergen 2017. Riuscirci vorrebbe già dire qualcosa».

Significherebbe medaglia, da stabilire poi di quale colore.

In squadra assieme a Trentin ci sarà anche Gianni Moscon, quinto e migliore degli azzurri nel 2018 ai Mondiali di Innsbruck. La stagione in corso è stata travagliata per Moscon, con un avvio difficile, il forfait al Giro d’Italia, poi il Tour de France. Al recente Tour of Britain, il 25enne di Livo ha mostrato segnali di crescita, che hanno convinto Cassani a convocarlo.
«Ai Mondiali Gianni è sempre riuscito a fare grandi prestazioni, a tirare fuori qualcosa in più» spiega il Ct.
«Avrei sicuramente preferito arrivare al Mondiale con alle spalle una lunga serie di risultati e vittorie – commenta a propria volta Moscon – L’avvicinamento al campionato del mondo è stato difficile, ma nonostante tutto credo di essere pronto per domenica. Forse non godo della condizione fisica del 2018, ma non sto male. Credo di poter fare il mio lavoro per la squadra e di potermi integrare nel progetto di una “nazionale d’attacco”».

Parola alla strada. Sognando un «Trentin» sul tetto del mondo.

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