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Mondiali: Paternoster è d’argento nell’omnium

Nella giornata che ha consegnato alla storia Filippo Ganna, al quarto titolo iridato nell’inseguimento individuale con tanto di nuovo record del mondo, ai Mondiali di ciclismo su pista di Berlino è arrivata una pesantissima medaglia d’argento per Letizia Paternoster, che ha chiuso seconda nella specialità olimpica dell’omnium.

Letizia Paternoster (a sinistra) mostra la sua medaglia d'argento
Letizia Paternoster (a sinistra) mostra la sua medaglia d'argento

Un risultato altrettanto storico se si pensa che, a ventuno anni ancora da compiere, la trentina ha già messo in bacheca quattro medaglie iridate su pista tra le élite: due sono d’argento, conquistate entrambe nell’omnium, e due di bronzo (inseguimento a squadre e madison ai Mondiali di Apeldoorn 2018). A queste, si aggiungono le cinque d’oro vinte da junior, senza dimenticare la ricca collezione di metalli europei.

A Berlino Letizia è dunque riuscita a replicare il risultato centrato lo scorso anno ai Mondiali di Pruszkow. Lo sviluppo della gara, e anche il podio finale, sono stati però differenti. L’unica costante è stata la Paternoster, seconda nel 2019 e seconda anche nel 2020, lanciata verso l’obiettivo olimpico di Tokyo.

Le prime sorprese di giornata sono arrivate nella prova inaugurale, quella dello scratch, con una caduta a due giri dalla fine propiziata da una manovra della campionessa uscente, la olandese Kirsten Wild. Quest’ultima, seconda all’arrivo, è stata poi declassata, con la giapponese Yumi Kajihara prima nello sprint finale davanti all’americana Jennifer Valente. Quinta Letizia Paternoster, che ha messo in saccoccia i primi 32 preziosi punti, contro i soli 4 della Wild e i 2 della britannica Laura Kenny, un’altra delle grandi favorite, rimasta coinvolta nella caduta.

L’esito dello scratch ha aperto nuovi scenari e consigliato una tattica di gara differente alla Paternoster, che ha saputo interpretare magistralmente le altre prove, gestendo al meglio le energie. Nella tempo race - corsa di gruppo in cui, dopo i primi cinque giri di lancio, a ogni tornata si ha uno sprint che assegna un punto al vincitore – l’azzurra di Revò ha raccolto un nono posto, facendo gara su Wild e Kenny. La vittoria è andata alla bielorussa Tatsiana Sharakova, che ha preceduto la giapponese Kajihara e la danese Dideriksen. Quarta l’americana Valente, quinta Wild e ottava Kenny, seguita a ruota dalla Paternoster.

La classe 1999 della Val di Non ha da sempre nell’eliminazione la propria prova preferita e, anche in questo caso, non ha tradito le attese. Letizia si è dovuta inchinare soltanto alla pluridecorata Wild, con Kajihara terza e le altre big nelle retrovie.

Paternoster e Wild nella volata finale dell'eliminazione
Paternoster e Wild nella volata finale dell'eliminazione

A quel punto, si è venuta a creare la situazione ideale per la trentina, che nella corsa a punti non è comunque potuta stare a guardare. Letizia si è presentata al via al secondo posto in classifica, staccata di 10 punti dalla leader, la giapponese Kajihara, ma con la polacca Pikulik, la portoghese Martins e l’americana Valente pronte a rovinargli i piani.
Nell’ultima prova della giornata, la nonesa ha anche tentato l’attacco, ma la sorprendente giapponese Kajihara non si è fatta sorprendere e ha ipotecato l’oro. Letizia ha dovuto difendere la sua medaglia d’argento, in primis dagli attacchi della polacca Daria Pikulik: lo ha fatto egregiamente, mettendo il sigillo sul suo secondo posto con la vittoria nell’ultima volata (con punteggio doppio) proprio davanti a Pikulik. La Paternoster ha chiuso con 109 punti all’attivo, contro i 121 della neo iridata Kajihara e i 100 di Daria Pikulik (bronzo). Settima la campionessa uscente Kirsten Wild, che ha pagato a caro prezzo l’errore commesso nello scratch.

LA CLASSIFICA FINALE DELL'OMNIUM

Prima della corsa a punti che ha regalato la medaglia d’argento alla Paternoster, Filippo Ganna si era laureato campione del mondo dell’inseguimento individuale. Dopo aver fatto segnare il nuovo record del mondo nelle qualificazioni (4’01”934 all’incredibile media di 59,520 km/h), l’azzurro ha superato l’americano Ashton Lambie nella finale per il titolo: 4’03”875 il tempo dell’azzurro, contro il 4’08”048 dello statunitense.

Filippo Ganna impegnato sull'anello di Berlino
Filippo Ganna impegnato sull'anello di Berlino

La finale per il bronzo ha premiato il francese Corentin Ermenault (4’09”921), che ha battuto la concorrenza dell’altro azzurro Jonathan Milan (4’13”167), quarto classificato.

Autore
Luca Franchini
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